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09-02-10

Programma Festival

Programma Festival

Due giorni di azioni, workshop, incontri, tavole rotonde, con la partecipazione di rappresentanti del mondo del design, dell’artigianato, delle istituzioni, dell’università vi aspettano l’11 e il 12 settembre a Vicenza.

Da oggi è possibile trovare il programma del Festival dell’artigianato nella sezione “Festival” del blog.

08-30-10

countdown

Countdown

Manca ormai pochissimo al Festival conclusivo del progetto AAA Cercasi Nuovo Artigiano.
Saranno tre intense giornate di incontri, tavole rotonde, intrattenimento. L’evento avrà inizio con un’anticipazione già a partire dal 10 Settembre con l’apertura del Festival a palazzo Valmarana Braga e l’esposizione dei prototipi realizzati dai nostri designer. Il Festival dell’artigianato verrà presentato ufficialmente sabato 11 con una conferenza che prevede interventi dei rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del progetto AAA Cercasi Nuovo Artigiano. Anche domenica 12 ci saranno esposizioni, discussioni, incontri e  nel tardo pomeriggio un’altra interessante tavola rotonda che terminerà con la proiezione del film “L’Artefice”, documentario che ripercorre la vita creativa e artistica di Alessio Tasca, noto ceramista vicentino protagonista degli ultimi 50 anni che incarna l’unione tra artigianato, arte e tradizione, e che ha contribuito a proiettare aziende artigianali ai massimi livelli internazionali.

Dopo queste anticipazioni..presto ulteriori dettagli. Continuate a seguirci.

08-26-10

Sustainable design week: il design ecosostenibile

Sustainable design week: il design ecosostenibile


Inizia oggi, 26 Agosto, e terminerà il 19 Settembre, la Sustainable Design Week, una serie di conferenze, workshop, mostre e laboratori didattici che hanno lo scopo di sensibilizzare, valorizzare e far conoscere la progettazione ecosostenibile.
Tra i vari eventi, che partono da Venezia, in occasione dell’inaugurazione della Biennale di Architettura, e arriveranno a Verona, durante il 25° anniversario della fiera “Abitare il Tempo”, segnaliamo:

-”NewCode” un’esposizione itinerante, che poserà lo sguardo sul futuro prossimo del design ecosostenibile.
-”Onirica 2010″: questo festival, giunto alla sua seconda edizione, si propone di sensibilizzare i partecipanti sul tema proposto, passando dal design all’arte, dalla musica all’intrattenimento.
-Altre molteplici iniziative presso la città di Verona, con l’obiettivo di divulgare e promuovere gli artisti, i designer, le associazioni e le realtà industriali e commerciali del territorio che sono in sintonia con l’ecosostenibiltà.
Per i dettagli visitate il sito: www.SustainbleDesignWeek.com

Partecipate numerosi!

08-22-10

Come nasce l’idea del Festival?

Ma come nasce l’idea del Festival dell’Artigianato?

Era il 16 dicembre 2009 – Convegno CNA e veniva presentato il Festival dell’Artigianato.
Tre anni fa, all’interno del distretto dell’oro di Vicenza, nasceva Creativity in Action, un progetto teso a favorire un percorso di scoperta della creatività attraverso la contaminazione con esperienze fortemente innovative provenienti dal mondo della cultura e dell’industria.
Da Creativity in Action la voglia di estendere questo modello a tutto il mondo CNA, iniziando un percorso di innovazione con attività seminariali di formazione avanzata, workshop, confronti con il mondo del design e dell’arte contemporanea.
Un tema: l’uomo artigiano.
In una fase di profondo ripensamento ed evoluzione l’artigianato può avere un ruolo importante nella contemporaneità e nei processi industriali.
C’è sempre stato un po’ di artigianato all’interno del mondo industriale: parte del successo del Made in Italy è stato possibile proprio grazie alla presenza, all’interno delle aziende, di un artigiano.
L’artigiano è in grado di garantire nei prodotti due valori fondamentali: autenticità e personalizzazione.
Il consumatore vuole un prodotto adattabile ai suoi contesti d’uso, alle sue esigenze. Il consumatore è un consumatore globale, e anche la crisi ci dice che siamo all’interno di un sistema globale.
Eppure in questo sistema l’artigianato non è ben posizionato.
E’ necessario superare il concetto delle mostre dell’artigianato artistico, ha senso mettere in piedi un “cantiere” di lavoro.
C’è bisogno di un messaggio forte, svecchiare l’immagine etnografica.
Innovazione sembra essere una giusta arma per il futuro dell’artigianato, così come creatività deve essere concepita come nuovo “ferro del mestiere”.
L’artigianato è un enorme patrimonio sociale, culturale ed economico.
Il punto di vista economico è sicuramente quello più critico: non basta dire che gli artigiani sono in tanti e che sono l’ossatura del sistema industriale italiano, la situazione inizia ad avere un senso quando si parla di filiera e catena del valore.
Stefano Micelli (Venice International University) spiega come in tale ambito il ruolo dell’artigiano emerga con tre funzioni diverse:
Artigiano adattatore, che adatta una produzione seriale ai contesti più stravaganti e difficili, artigiano traduttore, che incarna l’attività creativa, e artigiano prototipista, che è legato al mestiere d’arte del pezzo unico e sublime.
In alcuni casi l’artigiano riesce a impersonare più profili allo stesso tempo, all’interno del processo delle filiere industriali.
Ma come si comunicano queste capacità di saper fare?
E’ necessaria una nuova narrazione del Made in Italy e dell’artigianato, mettendo insieme prodotto e comunicazione. E’ ora che anche il territorio si metta in gioco.

08-20-10

La parola agli artigiani_Antonio Bonaldi

La parola agli Artigiani_Antonio Bonaldi

E’ il turno di Antonio Bonaldi, ceramista. Per conoscerlo meglio gli abbiamo posto qualche domanda:

Come nasce la sua attività?
La mia attività nasce nel 1986 quando, dopo essermi diplomato in arti applicate all’Istituto Statale d’Arte di Nove settore ceramica e dopo un periodo di apprendistato presso botteghe artigiane, apro un mio laboratorio di produzione ceramica specializzato nella lavorazione al tornio che a quel tempo era molto richiesta.

La passione per questa professione le è stata tramandata?
Mio padre è ceramista per cui sicuramente mi ha trasmesso questa passione, devo dire però che la lavorazione della ceramica era diffusissima e quindi facendo parte della cultura locale la passione per questo lavoro era contagiosa.
Quali sono i materiali o gli oggetti sui quali punta maggiormente?
Non ci sono degli oggetti in particolare, mi piacciono le sfide che i materiali ad alta temperatura mi offrono e penso non ci sia niente di più affascinante della porcellana su cui sto facendo ricerca.

Ci sono materiali più semplici da usare?
Certo, diciamo che esistono due grosse tipologie, i materiali da bassa temperatura e quelli da alta, i primi durante la cottura si legano cristallizzando mentre i secondi vetrificano.
E’ chiaro che vetrificando i manufatti subiscono un maggior ritiro (in alcune porcellane l’oggetto da crudo a cotto subisce un calo che può arrivare al 20%) creando non pochi problemi di staticità e mantenimento della forma voluta.

Come avviene la realizzazione di un suo prodotto?
Si parte dall’argilla che deve essere amalgamata in maniera perfetta tramite quella che si chiamava in gergo la domatura (una volta domata si lascia lavorare meglio e assume più facilmente la forma voluta).
A volte in questa fase vengono aggiunti dei coloranti per variare il colore dell’impasto a seconda delle esigenze.
Poi si pone l’argilla sul piatto del tornio e adoperando le mani si da forma all’oggetto.
In un secondo tempo si rifinisce il manufatto per ritoccare le varie parti e portarlo alle misure definitive.
Molto spesso vi si applicano altre parti quali manici, coperchi, becchi ecc.
L’oggetto viene poi messo ad essiccare prima di essere cotto.Questa fase è molto importante: se l’argilla non fosse completamente secca durante la cottura esploderebbe.

Artigiani e designer hanno aspetti in comune secondo lei?
Si, il gusto del bello, almeno in teoria, ovvero l’arte di saper guardare.

E’ la prima volta che lavora a contatto con dei designer?
No, mi è capitato ancora di eseguire prototipi per designer ma il più delle volte i progetti non tenevano conto delle caratteristiche peculiari del materiale, la collaborazione dovrebbe avvenire in fase di progettazione.

Cosa pensa di poter ottenere/imparare da questa collaborazione?
Tra creativi lo scambio è inevitabile, mi piacerebbe riuscire a trasmettere le potenzialità che la lavorazione al tornio può offrire.

Si sente un artigiano innovativo?
Si, anche se nel mondo penso che con la ceramica si sia fatto di tutto, la tecnica e la conoscenza dei materiali fanno parte della tradizione e quindi il nostro lavoro è più rinnovativo che innovativo.

Come definirebbe il suo stile?
Si alterna, a volte classico a volte punk.

08-17-10

Vetri di Murano «made in China»

Vetri di Murano “Made in China”

Il maxi sequestro della Guardia di Finanza di Venezia di prodotti in vetro, nei quali veniva sostituita l’etichetta «Made in China» apponendo quelle «Murano Glass» o «Made in Italy», è un fatto che fa riflettere.  La notizia colpisce non tanto per il sistema di frode individuato, quanto per la facilità con la quale la merce può essere venduta come se fosse stata fatta a Murano.

E’ sufficiente sostituire un’etichetta al prodotto, per farlo passare per italiano e per illudere il turista di aver acquistato un prodotto tipico della zona. Questa facilità di contraffazione, anche per un prodotto così particolare e tecnicamente elaborato come il vetro di Murano, è collegata principalmente alla scarsa conoscenza che il consumatore ha del prodotto.

Da questo punto di vista, diviene fondamentale la capacità di raccontare la qualità e la peculiarità del prodotto.

Lo stesso venditore non risulta essere più l’intenditore del mestiere che può raccontare, illustrare, informare, insegnare a riconoscere l’autenticità del prodotto Made in Italy.

Da cosa deriva la qualità dei vetri di Murano?

Ogni manufatto racchiude in sé una storia, una tradizione, un insieme di conoscenze specifiche di lavorazione che si mescolano alle competenze manuali degli artigiani e alla loro creatività. Ogni manufatto esprime un’identità ben precisa. Ed è proprio questa identità che deve essere comunicata e tramandata.

08-14-10

La parola agli artigiani_Arduino Zappaterra

La parola agli Artigiani_Arduino Zappaterra

Qualche notizia in più su Arduino Zappaterra, orafo di Ardovari.

Quando è iniziata la sua attività?
Nel 1985.

In che cosa consiste la tecnica di microfusione a cera persa?
Un operatore modellista crea un disegno per un prototipo normalmente in materiale non nobile o poco nobile (ottone, argento).
Il prototipo viene poi gommato, cioè viene fatto un calco di gomma, il quale viene poi sciolto da una pressa elettrica ad alta temperatura. Un disco viene aperto con un bisturi e viene iniettata la cera a pressione 90-100 °C.
Una volta raffreddata si estrae l’oggetto finito.

Dove ha appreso questa tecnica? Che percorso formativo ha intrapreso?
E’ una tecnica che mi è stata tramandata da mio padre.

Cosa le piace produrre maggiormente?
Io preferisco produrre anelli, ma ora sono meno in voga quindi sono costretto a seguire il mercato.

Partecipa a mostre o fiere per promuovere i suoi prodotti?
Solitamente partecipavo alla fiera di Vicenza.

Come definirebbe un designer?
Il designer è l’inizio, colui che produce l’idea che poi và resa concreta.

Ritiene interessante l’iniziativa proposta? Quali sono le sue aspettative?
Certamente, perchè deve essere rivalutata al massimo la figura dell’artigiano, soprattutto nel nostro settore. Noi facciamo degli oggetti facilmente riproducibili e non abbiamo mai posto tanta cura su nel produrne di particolari. Si dovrebbe instaurare un rapporto sinergico e continuativo con i designer. Oltre che insituire un sistema di brevetti per salvaguardare il prezioso patrimonio del made in Italy e la nostra tradizione.

08-11-10

Conosciamo_Claudio Bertorelli

Conosciamo_Claudio Bertorelli

di Asprostudio

Quando è nata la tua passione per il design?
L’atterraggio al design, mio e di Asprostudio, avviene in modo molto naturale, direi “di conseguenza”: stavamo sviluppando un progetto urbano e non trovevamo sul mercato nessuno corpo illuminante capace di risolvere il problema, per questo abbiamo deciso di progettarlo noi. In forma più ampia direi che Asprostudio guarda al design come a un’occasione per risolvere problemi progettuali di scala “altra” dall’architettura e per misurare le proprie capacità con un committente che nel caso specifico è anche produttore, cosa che può accadere solo nel design. Ne esce un rapporto di lavoro molto completo, direi anzi intrigante.

Come si contraddistinguono i tuoi progetti rispetto ad altri?
Credo e spero che la linea di Asprostudio sia sempre più riconoscibile. Un grande progettista ha detto “la varietà è il preludio alla monotonia, se vuoi evitarla ripeti pure il tuo elemento”; la frase è assoluta ma rende l’idea: Asprostudio non cerca il gesto d’effetto ma piuttosto di progettare cose che rallentino il tempo quando le vedi; il miglior indicatore della qualità di un progetto.

L’attività progettuale di Asprostudio è molto eterogenea. Volete mantenere questa eterogeneità o pensate di focalizzarvi in un ambito specifico in futuro?
Asprostudio nasce come struttura multidisciplinare, guidata da figure con esperienze di scala e professionalità diverse. Questo si è rivelato negli anni un punto di forza, perché le committenze sanno di poterci affidare il problema nella sua totalità. Quindi la varietà degli ambiti professionali rimarrà anche in futuro una cifra di riconoscibilità dello studio.

Secondo te il fatto di dedicarvi a diversi ambiti contemporaneamente potrebbe diventare un limite in termini di qualità?
In realtà, crediamo che l’occuparsi del progetto in tutte le sue declinazioni sia e sarà anche in futuro un vantaggio in termini di qualità. Affrontando i problemi da angolazioni diverse, si riescono ad individuare più facilmente problemi e possibilità e, spesso, l’esperenza maturata in un particolare ambito si rivela utile in un altro, come avviene spesso nell’interazione tra architettura e design, tra architettura e tema urbano.

C’è un progetto al quale sei particolarmente affezionato? Se si, perché?
La Egg chair, un perfetto uovo di colombo tagliato a metà. Che guarda caso nasce per necessità, arredare il SAS Hotel di Copenaghen. Ha un solo difetto, costa troppo, problema che va risolto.

Ti confronti con altri designer scambiando idee, consigli, conoscenze?
In realtà non molto spesso. Il confronto è molto più frequente con i committenti (che sono sempre, accanto ai progettisti, la seconda anima di un progetto) e con la giovane classe culturare che ormai è “terra emersa” in Italia, per quanto certe sfere baronali facciano di tutto per impaludarla.

L’ambiente in cui lavori influenza i tuoi progetti?
E’ come chiederci se le letture fatte influenzano i progetti che facciamo. Certo che sì, anche se l’ambiente ti segna in modo inconsapevole, ti trasmette cultura senza dichiararsi. Per non dimenticarsene abbiamo deciso di affiancare all’attività dello studio l’attività di un Centro Studi, così che uno alimenti l’altro, un po’ come decise di fare Rem Koolhaas con O.M.A. e A.M.O..

Secondo te come si evolverà la figura del designer nei prossimi anni?
E’ difficile fare previsioni per il futuro, soprattutto in questo momento di grande incertezza. Di certo, il ruolo del designer è molto cambiato negli ultimi anni: da un lato la crescita geometrica del numero dei designers stessi e dall’altro la tendenza di molte aziende a strutturarsi con uffici stile e progettisti interni ha sicuramente modificato il rapporto tra azienda e designer. Per contro, il design è ormai un valore riconosciuto per un numero sempre crescente di oggetti e produzioni, per cui si stanno aprendo nuovi spazi all’inteno della disciplina che non molto tempo fa non erano forse prevedibili. Di certo, il ruolo del design all’interno della struttura economica e culturale del paese continuerà a svolgere un ruolo fondamentale anche nei prossimi anni. Recentemente ho sentito sostenere una tesi interessante sul fatto che il “design è morto”, nel senso che ormai ogni oggetto che va sul mercato deve stare oltre una certa soglia di qualità: questa condizione apre enormi fatte di mercato ed anche la possibilità di alzare l’asticella della ricerca, come fecero all’inizio i maestri della storia del design.

Che cosa ti aspetti dal progetto “AAA Cercasi Nuovo Artigiano”?
Di affrontare un progetto di design in modo nuovo, confrontandoci con logiche meno legate alla produzione industriale e più alla qualità del manufatto e al rapporto con il produttore. In sostanza, un esperienza inedita nel nostro percorso professionale.

Per quale motivo hai deciso di aderirvi?
Il connubio design/artigianato rappresenta l’unione tra due ambiti molto importanti del nostro sistema produttivo e ci sembra interessante l’idea che AAA  promuove, ovvero di mettere a confronto due realtà che sono annoverate tra le eccellenze del nostro paese: la creatività di prodotto e la qualità produttiva di prodotto.

Hai mai collaborato con degli artigiani?
Parecchie volte; sia in progetti di allestimento e di interior design, sia in esperienze di industrial design, dove talvolta il prodotto prevede lavorazioni che possono essere realizzate solo in termini di produzione artigianale.

Ritieni importante riproporre iniziative simili a queste nel territorio?
Iniziative come questa dovrebbero divenire norma nel percorso annuale di ogni territorio, soprattutto considerata la densità di qualità artigiana nella quale siamo immersi. L’Italia dei piccoli artigiani si muove da locomotiva nel Paese e solo queste occasioni in cui la testa frulla liberamente portano immediato valore aggiunto al mercato e alla cultura progettuale.

08-09-10

Museo Carlo Zauli – Residenza d’Artista

Museo Carlo Zauli – Residenza d’Artista

Cos’hanno in comune ceramica, creatività e arte contemporanea?

Dal 31 agosto al 5 settembre 2009 il Museo Carlo Zauli ha ospitato Luca Trevisani, artista invitato a condurre il “workshop di ceramica nell’arte contemporanea” all’interno dell’8a edizione di Residenza d’Artista. Nel museo sono state esposte opere non appartenenti al passato, com’è solito vedere nei musei, bensì realizzazioni contemporanee. Un museo, dunque, pronto a dialogare con il futuro.

Creatività e innovazione ripartono dalla cultura: Luca Trevisani, tra i più interessanti artisti della sua generazione, ha sperimentato il materiale ceramico in sintonia con la sua personale poetica artistica insieme a un gruppo di otto studenti selezionati dalle Accademie di Belle Arti di Ravenna, Bologna e Venezia, oltre che dalle locali scuole: l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica e Istituto Superiore per le Industrie Artistiche – ISIA.

Le realizzazioni sono state esposte poi al museo, proprio con l’intento di far apprezzare ai visitatori il connubio creato tra arte e lavorazioni ceramiche. Un nuovo binomio che unisce l’idea “dell’antico” con quella di attualità.

Residenza d’Artista è un progetto nato nel 2003, ideato da Matteo Zauli con la volontà di rendere nuovamente attivi quegli spazi e quei luoghi in cui ha vissuto e lavorato Carlo Zauli.
L’obiettivo è quello di instaurare un rinnovato rapporto di scambio tra realtà locale ed esperienze extraterritoriali di riconosciuto valore, indicando nuove strategie di sviluppo.
Hanno partecipato al progetto nelle passate edizioni: 2003 Bruno Peinado, 2004 Mathieu Mercier, 2005 Francesco Gennari, Gianni Caravaggio, David Casini, Eva Marisaldi, 2006 Sergia Avveduti, Maurizio Mercuri, Piero Golia, Sislej Xhafa, 2007-08 Pierpaolo Campanini, Alberto Garutti e Marco Samorè.

08-07-10

Conosciamo_Luca Bertoncello

Conosciamo i Designer_Luca Bertoncello

Qual è lo stile che ti caratterizza?
Parlare di stile è sempre un problema. Definire è limitare. Diciamo che mi piacerebbe pensare che i progetti che realizzo rispecchino sempre un periodo “emotivo” della mia vita.

Qual è il progetto che ti ha dato maggior soddisfazione?
Sicuramente un progetto appena finito pensando al prossimo!

Abbiamo visto che alcuni dei tuoi progetti di design sono legati al mondo dello sport. E’ stata una scelta dettata dalla passione o dalla casualità?
Sicuramente una scelta dettata dalla passione. Quando una cosa ti piace vuoi che faccia parte della tua vita, anche professionale. In più ritengo che troppo spesso il designer non abbia rapporti diretti con oggetti / progetti che realizza, e questo produce del design sterile o addirittura del cattivo design, senza innovazione né tecnica né estetica. E’ per questo che mi impegno come atleta/designer.

Come si sta evolvendo, secondo te, il rapporto tra sport e design?
Sempre di più c’è la necessità di avere designer specializzati nel mondo dello sport. Sempre più aziende sentono l’esigenza di appoggiarsi a figure professionali che abbiano una profonda esperienza “sportiva”. Fino a poco tempo fa le aziende leader utilizzavano esclusivamente gli atleti come sviluppatori di prodotti; oggi c’è la necessità di avere un filtro (il designer) tra il mondo dello sport praticato al mondo dell’oggetto sportivo utilizzato dalla società. Viviamo in un mondo troppo evoluto esteticamente e tecnicamente perché il consumatore si accontenti di un prodotto sviluppato “solo” tecnicamente. Il consumatore vuole un prodotto che lo soddisfi sotto ogni aspetto. La cultura estetica degli oggetti sportivi, grazie ad alcune aziende che hanno creduto in un design diverso, ha fatto sì che l’asta di riferimento si sia alzata notevolmente.

Su che settore del design indirizzeresti un giovane che volesse intraprendere questa strada?
Il design del prodotto unito alla comunicazione, compongono buona parte delle conoscenze che un designer “sportivo” deve avere.

Spesso i clienti hanno delle richieste particolari. Da dove trai ispirazione per soddisfarle?
Usando gli oggetti esistenti nel mercato, portandoli all’estremo, sfruttando i punti critici progettuali che trovo. Il design nello sport ha un sinonimo: evoluzione. Infatti anche semplici scelte cromatiche, se fatte con cognizione di causa, portano ad un incremento della performance dell’oggetto e del suo utilizzatore.

In che modo riesci ad adattare la tua idea alle esigenze dei clienti?
La parte più importante è l’analisi storica del cliente e del prodotto. Capire quali sono i suoi punti forti, capire se ci sono stati degli errori nella sua evoluzione; con questa analisi si riesce ad adattare uno stile personale ad uno stile aziendale costruito negli anni e radicato nel consumatore.

Perché hai deciso di mettersi in gioco nel progetto “AAA Cercasi Nuovo Artigiano”?
Perché ritengo che anche un designer sia in qualche modo un artigiano, un artigiano delle emozioni.

Ha mai collaborato con degli artigiani prima d’ora?
Sì, spesso. Quasi tutte le opere di industrial design che ho realizzato attraversano una fase embrionale di prototipia con artigiani. La loro esperienza è fondamentale per un corretto sviluppo del progetto.

Cosa pensi di poter trarre da quest’esperienza?
Spero di essere stimolato e stimolante: una sorta di dare/avere spontaneo ed incondizionato.

Grazie Luca!